Go to Top

L’Argentina giudica il Kirchnerimo

Condividi questo postEmail this to someoneShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Fonte: William Bavone, per Il caffè geopolitico

L’INCERTEZZA DOMINA – Nonostante l’indice di gradimento sia al 60% per Cristina Fernández de Kirchner, il kirchnerismo in dodici anni non ha mai vissuto una fase così incerta. Per ovvie ragioni di incandidabilità costituzionale (raggiunto il limite dei due mandati), non vi potrà essere una riconferma della Presidenta uscente. Inoltre, con le elezioni del 5 luglio scorso riguardanti la designazione dei governatori della città di Buenos Aires, Cordoba, Corrientes, La Plata e La Rioja si è evidenziato un quadro alquanto incerto in prospettiva ottobre 2015. In generale vi è stato un consolidamento di Propuesta Republicana (Pro) nel quadro politico nazionale con un appeal sull’elettorato della capitale. Dall’altro lato è l’ex kirchnerista Sergio Massa, che dal 2013 ad oggi ha compiuto un vero e proprio miracolo politico andando repentinamente a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel futuro del Paese con la sua coalizione politica riformista Frente Renovador (FR). Va detto che ad aumentare l’incertezza attuale vi è il crescente malumore popolare verso l’incessante politica assistenzialista dell’attuale Governo, che si è rivelata sterile per l’ottenimento di un vero progresso sociale nel medio-lungo termine.

SE VINCESSE DANIEL SCIOLI, CANDITATO DEL KIRCHNERISMO CON IL FRENTE PARA LA VICTORIA (FPV) –  Il  curriculum di Scioli parla chiaramente in favore del kirchnerismo sin dai suoi inizi politici dato che il neo candidato ha ricoperto il ruolo di vicepresidente durante la Presidenza di Néstor Kirchner. Tuttavia, a differenza dell’attuale Presidenta, Scioli si presenta molto più moderato e propenso al dialogo. Ciò non toglie che vi sia una condivisione dei temi essenziali, quali ad esempio la valutazione “predatoria” degli operatori della finanza globale. Su TeleSur è stato recentemente riportato il commento di Scioli sul caso della Grecia. Il candidato alla presidenza ha sottolineato come il caso greco sia accomunabile a quello argentino del 2001 e come «[…] stiamo combattendo un capitalismo selvaggio espresso dai fondi speculativi in questa politica del Fondo Monetario Internazionale […]». Una dichiarazione tipicamente kirchnerista che esternamente attacca il FMI (politica esterna) e internamente tende a mantenere l’elettorato compatto intorno al partito. È un po’ quanto accade quando si parla dell’arcipelago delle Malvinas e della rivendicazione della sovranità su tali territori: si vive il tema tra la propaganda partitica e la reale strategia geopolitica che impone l’ambizione su tali territori e sulle risorse energetiche ivi presenti. In definitiva, la sensazione è che se dovesse vincere Scioli (o chi per lui) all’interno del Frente para la Victoria (la compagine kirchnerista), seppur con moderazione politica, l’influenza di CFK potrebbe rimanere una costante nel “nuovo” corso presidenziale.

SE VINCESSE IL CONSERVATORISMO DI PROPUESTA REPUBLICANA (Pro) – Il frontman della coalizione di centro destra è l’attuale sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, che con la sua coalizione ha recentemente messo a dura prova il kirchnerismo nel distretto federale di Buenos Aires. La prima tornata delle elezioni distrettuali dello scorso 5 luglio ha infatti premiato il Pro con il 45,51%, portando il suo candidato Hector Rodríguez Larreta al ruolo di favorito nel ballottaggio del 19 luglio. Tuttavia il Pro in generale appare nettamente in ascesa e capace di dire la sua alle prossime presidenziali. Lo farà con Mauricio Macri e con alle sue spalle la figura definita dai più come la “mente” della coalizione conservatrice: la cinquantenne e candidata alla vicepresidenza Gabriela Micheletti. Il Pro ha un grande seguito nel distretto federale di Buenos Aires (centro economico e finanziario del Paese) e in questo sembra ruotare tutto l’interesse politico e propagandistico di Macri. Un tale approccio potrebbe essere il limite più grosso in una consacrazione nazionale quale partito di maggioranza. In politica esterna, invece, è alquanto esplicita la moderazione del Pro nei confronti nel credito internazionale. Sia Macri che Micheletti hanno indicato la sentenza di Griesa come legittima e quindi hanno inteso il debito argentino come esigibile. Un segnale importante ai mercati finanziari in un’ipotetica vittoria presidenziale, ma occorre capire la lettura che si darà a tali affermazione al momento del voto. Per ora il programma del Pro è immagine del suo motto, “Cambiar”, e si esplica in totale contrapposizione dell’attuale Governo, proponendosi di revisionarne ogni aspetto, comprese le alleanze esterne e le politiche di sviluppo interno. Una strategia che fa leva proprio sulla condizione di crisi economica che vive oggi l’Argentina e pertanto ne dà una risoluzione nel cambio radicale in politica interna ed esterna.

SE VINCESSE IL RIFORMISMO DEL FRENTE RENOVADOR (FR) – Sarebbe questa la grande sorpresa, ma non da escludere. Parte tutto dalla rottura di Sergio Massa con il kirchnerismo (2009) e dalla fondazione del Frente Renovador (2013), un partito che in pochi anni ha creato un forte consenso intorno a sé. Seppur giovane come formazione può essere il vero nemico del kirchnerismo in quanto nasce da questo stesso, andandone ad assorbire la parte più moderata. L’aspirante Presidente ha già dimostrato un grande potenziale durante le politiche del 2013 (elezioni di metà mandato) andando a “disarcionare” il peronismo kirchnerista dalla roccaforte storica, ovvero la provincia di Buenos Aires. Massa si è distinto da Macri guardando ben oltre Buenos Aires e indicando, già al tempo della vittoria del 2013, quale oggetto del proprio interesse non solo la capitale, ma tutto il Paese. Il programma fino a oggi esposto dal Frente Renovador punta molto su una riforma complessa a livello giuridico, che va dal codice civile a quello penale passando per il sistema universitario e quello tributario. Interessante anche la volontà di creare un fondo per lo sviluppo (FONDEAR), ma a tener banco anche in questo caso è l’approccio di Massa alle problematiche di debito pubblico. Anche il leader dell’FR si è dichiarato favorevole al pagamento del debito scaturito dalla sentenza di Griesa.

BREVE CONCLUSIONE – Da quanto sin qui esposto si intuisce come l’esito elettorale in Argentina sia fortemente connesso alla finanza globale. Un’eventuale sconfitta del kirchnerismo potrebbe riaprire le porte argentine a flussi considerevoli di investimenti esterni e a un ristabilimento delle relazioni con gli istituti di credito internazionale. Un obiettivo auspicabile per uscire dall’attuale impasse economica e finanziaria, ma controproducente se non sottoposto a un attento controllo dato che potrebbe ricondurre il Paese alla situazione di falsa crescita anteriore al 2001.

 

Condividi questo postEmail this to someoneShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedIn

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *